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Edizioni Soncino

A partire dal 1991, la casa editrice Edizioni dei Soncino si fà conoscere partendo con l'edizione dell'opera del Magnasco.

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Novità

Giacomo Guardi
(Federica Spadotto) 

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Bartolomeo Cavarozzi

Formato cm. 34x24
tavole a colori 96
illustrazioni in bianco e nero 100
pagine 328, rilegato in tela impressa in oro
sovracoperta plastificata a colori.

Prezzo € 180 

 

Il 1616 è probabilmente l'anno della piena maturazione, l'apice di uno sviluppo che non si sarebbe potuto immaginare al tempo della pala di San Marco, di otto anni prima. Non abbiamo elementi certi per fissare in questo anno il termine del percorso che porta Bartolomeo ad essere in quel tempo a Roma il pittore che mostra una qualità nel 'saper dipingere' che non ha rivali; nemmeno Cecco del Caravaggio riesce a raggiungere una simile, vertiginosa ricchezza di pennellata, un tocco pittorico che riscalda l'immagine e nello stesso tempo la ferma, nitida e precisa nei suoi contorni, una spettacolare attenzione alla sostanza tattile delle stoffe e delle epidermidi, a cui – e faccio un esempio assai considerato – Orazio Gentileschi non arriverà mai. A spingere Cavarozzi verso questo magnifico approdo – testi- moniato dall'esecuzione di tre capolavori, il San Gerolamo dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, il Sacrificio d'Isacco già Johnson e il San Gerolamo con due angeli della Galleria Palatina di Palazzo Pitti – è l'incontro con Ribera, o almeno la conoscenza delle sue opere, che hanno un effetto quanto mai fecondo sul percorso naturalistico di Bartolomeo, portando il suo linguaggio a una definitiva perfezione. Nulla sappiamo sulla possibilità di tale incontro, che a mio avviso è nella logica dei fatti; è ormai certo invece come lo spagnolo provochi a Roma durante il secondo decennio una nuova rivoluzione dopo quella di Caravaggio nel decennio prece- dente; e come il naturalismo si aggiorni in virtù delle clamorose iconografie proposte da Ribera, dell'irruenza delle sue immagini, della tensione moderna della sua pennellata e delle sue composizioni. Mi fa molto piacere, a questo punto, sottolineare il recupero di un documento che conferma quanto dal 2006 avevo ipotizzato, riguardo al precocissimo arrivo di Ribera a Roma intorno al 1605128; ciò aveva suscitato scetticismo negli studiosi, parendo troppo ardita la mia proposta di un arri- vo del pittore appena quattordicenne. Invece adesso il documento ne attesta in pieno la validità. Tutti, fra coloro che si avvicinano al naturalismo nel secondo decennio, restano influenzati dalle novità di Ribera, le cui prime manifestazioni è vieppiù giusto confermare in date assai acerbe, 1608–1609: dalla moltitudine di stranieri che giungono a Roma, a un pittore come il nostro Cavarozzi, che, dal 1612 almeno, con costanza aveva deciso di aprirsi alle novità caravaggesche relegan- do sempre più in sottofondo la formazione roncalliana. Già con il San Giovanni di Toledo e col Lamento di Aminta la metamorfosi è mirabilmente compiuta, ma subito dopo Ribera dà un'ulteriore accelerazione alla fertile ispirazione del viterbese e la porta a uno stadio di consapevolezza assoluta dei propri mezzi stilistici, che, lo ripeto, non hanno rivali in quel momento, tenuto anche conto della partenza dello spagnolo da Roma nel maggio di quell'anno 1616. 

Paris Bordone

Formato cm. 34x24
pagine 488
tavole a colori 112
illustrazioni in bianco e nero 370
rilegato in tela impressa in oro e sovracoperta plastificata a colori con raccoglitore in tela.

€. 320,00

Paris Bordone (1500-1571) è uno dei maggiori pittori veneziani del Cinquecento. Allievo di Tiziano, divenne presto uno dei suoi principa- li e più temibili concorrenti. Dapprima imitatore della pittura di Giorgione, si orientò presto verso Savoldo, Palma, Dosso, Lotto, Romanino, Moretto, ma anche verso Raffaello, Michelangelo, Parmigianino, Bronzino, Vasari, trasformandosi col tempo in un manierista internazionale, capace di conquistare con la sua pittura erotica e aristocratica un mercato europeo di lusso. Bordone lavorò per patrizi e funzionari della Repubblica di Venezia, ma anche per gentiluomini lombardi e genovesi, per mercanti tedeschi e per nobili spagnoli, fran- cesi, polacchi. I dipinti di Bordone sono stati ricercati da principi e sovrani, e hanno fatto parte di alcune delle più prestigiose collezioni del passato. Oggi sono esposti nei grandi musei e in raccolte private di tutto il mondo. Il catalogo ragionato di questo grande maestro del Rinascimento è una vera novità editoriale nel campo della storia dell’arte. All’introduzione seguono due ampi saggi sulla fortuna critica e sulla vita e le opere. Seguono tre parti dedicate ai dipinti (245 schede) e due ai disegni (54 schede) e alle opere perdute (135 schede). Le sezioni tematiche comprendono Antico e Nuovo Testamento, sacre conversa- zioni, santi e leggende cristiane, favole antiche, paesaggi allegorici, ritratti di gruppo, ritratti di singoli uomini e donne, bellezze ideali. Le schede e le illustrazioni del catalogo sono frutto di una ricerca capillare presso archivi, mondo in possesso di documenti, fotografie e opere di Paris Bordone o a lui attribuite.

 

 

Giuseppe Antonio Pianca

Formato cm. 34x24

pagine 352

tavole a colori 115

illustrazioni in bianco e nero 160

rilegato in tela impressa in oro e sovracoperta plastificata a colori con custodia.

 

Prezzo di Vendità:  €. 180,00

 

 

Gaspare Traversi

Formato cm. 34x24

pagine 368

tavole a colori 96

illustrazioni in bianco e nero 120

rilegato in tela impressa in oro e sovracoperta plastificata a colori con custodia.

 

Prezzo di Vendità:  €. 240,00

 

 

Orazio Riminaldi

Formato cm. 34x24
pagine 304
tavole a colori 50
illustrazioni in bianco e nero 60
rilegato in tela impressa in oro e sovracoperta plastificata a colori con custodia

Costo copia €. 140,00

Dopo Cecco del Caravaggio, Spadarino e Ribera, GIANNI PAPI conclude con BARTOLOMEO MANFREDI il ciclo monografico sulla
cosiddetta “schola” del Caravaggio (secondo la classificazione del biografo Giulio Mancini).
Il testo di Papi segna una nuova e diversa prospettiva analitica perché ridefinisce e ridimensiona punti di riferimento troppo a lungo dati per
scontati: primi fra tutti l’eccessivo accostamento al Caravaggio (in passato si è spesso parlato di Manfredi come di un mero imitatore del Merisi) e la cosiddetta ‘manfrediana methodus’, termine fin troppo abusato che deve essere riportato entro più stretti confini, soprattutto dopo la scoperta della stagione romana di Ribera, che ha destabilizzato tutti gli equilibri del panorama artistico del secondo e del terzo decennio del Seicento.
Il lavoro di Gianni Papi - la prima monografia completa sul pittore pubblicata in Italia - restituisce a Manfredi una fisionomia più aderente alla realtà e al suo specifico, pur all’interno di un percorso spesso problematico e non sempre agevole poiché prende l’avvio da un unico sicuro sostegno cronologico: quello relativo all’esecuzione dello Sdegno di Marte (Chicago, The Art Institute of Chicago), tra la primavera e l’autunno del 1613.
Il volume propone un corpus di sessanta opere ritenute autografe e contiene un secondo saggio (che segue quello di ricostruzione dell’attività di Manfredi) sulla cosiddetta cerchia manfrediana, argomento altamente problematico che viene sottoposto ad un’aggiornata disamina attributiva.